venerdì 20 febbraio 2009

La Balata di Marzamemi



La "Balata" è, assieme alla "Fossa", uno dei due piccoli porti naturali di Marzamemi. La Balata è come una piccola piazza, limitata in parte, da case, e in parte dal mare. E' pavimentata con lastricati di calcare compatto, di forma rettangolare. All'interno dello spazio "Balata" si trovano due fabbricati la "vecchia Fabbrica" e la "Casa Cappuccio".
La "Vecchia Fabbrica", dove si produceva il ghiaccio, è preceduta da una grande arcata, è di antica costruzione e appartiene al Principe di Villadorata. Accanto alla " Vecchia Fabbrica" si trova la "Casa Cappuccio", un antica abitazione, oggi, purtroppo diroccata, di proprietà anch'essa del Principe. La "Casa Cappuccio", chiamata così dal nome di un affittuario della tonnara, ha molta importanza per il punto in cui si trova, infatti, tre delle quattro facciate sono rivolte al mare.
La facciata, più vicina al mare, presenta un terrazzo il quale termina con un muro di protezione molto caratteristico. Dai resti, si nota che la casa presentava, oltre al piano-terra, un piano superiore, con un terrazzo che dava sul porticciolo naturale.

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Pachino La Spiaggia delle Granella



Il litorale Granelle si trova lungo la costa che va da Pachino a Pozzallo, sulla strada provinciale che collega i comuni di Pachino e Pozzallo. Il posto è caratterizzato da una spiccata vegetazione naturale, nella quale si formano degli ampi accumuli di acque naturali, chiamati in gergo "pantani", i quali rappresentano delle importanti zone di sosta per gli uccelli migratori nei mesi primaverili.

Il litorale lungo circa un km, è caratterizzato da tantissime villette familiari attaccate uniformemente l'una con l'altra, formando una sorta di ritrovo estivo dei pachinesi. La spiaggia si presenta notevolmente larga, mentre la battigia è caratterizzata da un fondale poco profondo ancha a diversi metri.


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E' il luogo ideale per le famiglie, per l'intensa calma che offre il posto.

Il Porto di Marzamemi



Marsà al hamem che significa Baia delle Tortore, Marzamemi possiede una bella spiaggia: negli ultimi anni, ha puntato sul turismo, offrendo la possibilità di numerosi approdi attrezzati per imbarcazioni da diporto. In estate, la popolazione aumenta notevolmente, grazie anche agli insediamenti residenziali sorti nei pressi del borgo antico. Nel mese di agosto si festeggia San Francesco con processione di barche, cuccagna a mare e una regata. Nel 1993 il borgo storico è stato utilizzato come location dal regista Gabriele Salvatores per il film Sud, con protagonisti gli attori Silvio Orlando, Claudio Bisio e Francesca Neri. Dal 2000 Marzamemi ospita il Festival del Cinema di Frontiera.

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Pachino La Torre Scibini


L\'antica struttura feudale del territorio di Pachino è documentata dalla \"Torre Scibini\", d\'epoca altomedievale, su cui campeggia lo stemma della famiglia Xiurtino.
La torre venne fatta costruire, infatti, nel 1493 dal conte Antonio de Xurtino con il permesso di Ferdinando II re di Sicilia, di Castiglia e d’Aragona e di sua moglie Isabella.
In quel periodo il territorio, lontano dai centri abitati, oltre ad essere devastato dai pirati Saraceni della vicina Malta e dell’Africa Settentrionale, subiva il grave fenomeno del brigantaggio. A risentire di questo non erano soltanto gli abitanti dei villaggi, ma anche i proprietari terrieri.
Purtroppo il governo centrale era troppo lontano e gli aiuti arrivavano troppo tardi, per questo si decise di costruire un sistema di torri difensive lungo tutta la costa siciliana e una di queste fu la \"Torre Scibini\".
Dopo la cacciata degli Arabi dalla Sicilia, i Normanni attribuirono il territorio al nobile Orlando Landolina. Nel 1300 passò al nobile siciliano Manfredi Alagona, appartenente ad una delle famiglie più in vista dell\'isola.
Nel 1391 il feudo passò ad un nuovo proprietario, forse di origine gallica, Gagliardetto de Mont Cloup, per diventare poi una baronia nel 1395. Primo barone di Scibini fu il netino Mainitto Xurtino o Sortino, che ne ricevette l\'investitura ufficiale il 28 dicembre 1396.
Un discendente di quest\'ultimoAntonino Xurtino, nell\'anno 1493 fece ricostruire la Torre Scibini. In quel periodo infatti i pochi coloni presenti erano spesso vittime delle scorrerie di pirati saraceni, provenienti dalla vicina Malta o dall\'Africa settentrionale, per cui per porre rimedio alle sventure ed al latrocinio ed ammonire gli scellerati ed essergli sottomessi, il conte Antonio de Xurtino da Palazzolo Acreide, barone dei feudi di Scibini e Bimmisca,compagno di corte e signore del territorio di Pachino, fece ricostruire a sue spese un vecchio presidio abbandonato con la torre al centro.
IL PIANO TERRA
Il piano terra era usato come magazzino per i generi alimentari, le armi e gli attrezzi.
Non era accessibile dall’esterno ma vi si scendeva dal piano superiore attraverso una botola.
IL PIANO SUPERIORE
Il piano superiore era l’alloggio del guardiano della torre e dei soldati
era accessibile dall’esterno solo con una scala in legno che veniva tolta in caso di attacco
le sentinelle stavano di guardia sul tetto della torre, dove si accendevano i fuochi di segnalazione.
IL SOFFITTO
Il soffitto era costruito a “volta” a crociera. Oggi non rimane niente del soffitto, solo un pilastro dei quattro che lo sostenevano e un piccolo frammento della volta.
EDIFICI ESTERNI
All’esterno c’erano le stalle per i cavalli e forse dei dormitori per i soldati.
C ’era poi un muro di pietre che recintava tutta l’area della torre.
L\'ISCRIZIONE ESTERNA
Sul prospetto principale il barone fece scrivere un bando per assumere giovani del luogo come guardie della torre.

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Pachino La Grotta di Calafarina


La grotta di Calafarina è situata in provincia di Siracusa tra la piccola frazione marinara di Marzamemi e il paese di Portopalo di Capo Passero, estrema punta meridionale dell\'isola. È lunga poco più di 100 m ed ha un dislivello di circa 20 m.UN TESORO NELLA GROTTA DI CALAFARINA?
LEGGENDA
Ben Avert, emiro arabo di Noto era caduto in combattimento contro i Normanni. Era il 1086. Caduta la città la vedova ed il figlio dell\'emiro con una carovana di 30 persone e cento muli carichi di tesori si avviarono verso Marzamemi per imbarcarsi alla volta dell\'Egitto. Prima di salpare la principessa decise di non portare in mare il tesoro, per paura dei pirati e lo fece nascondere nelle viscere della terra, dentro la grotta di Calafarina. Gli schiavi che lo interrarono furono uccisi e le loro anime rimasero a perenne guardia della grotta. Nelle notti di febbraio i loro spiriti invocano il nome di colui che saprà togliere l\'incantesimo e li libererà.

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Vendicari La Tonnara


Importante, soprattutto per l\'economia della regione, fu la tonnara di Vendicari in cui venivano inscatolati i pesci, prevalentemente tonni e sgombri, pescati al largo.
La tonnara, detta anche Bafutu, ossia anticamente del Capo Bojuto, venne costruita nel Settecento in seguito al grande incremento che in Sicilia si era avuto nella concessione di tonnare a partire già dal Seicento.
Soggetta, a periodi di magra ed anche di totale chiusura a causa del suo scarso prodotto (vedi un provvedimento della capitaneria di porto di Catania del 12 febbraio 1884) venne parecchio condizionata dalla vicinanza di altre tonnare (Marzamemi e Pozzallo) più efficienti e meglio favorite da fattori ambientali
Il periodo di massima espansione venne raggiunto ad inizio del secolo scorso, quando si registrò un forte incremento del pescato. In quegli anni proliferarono, nelle tonnare, gli stabilimenti per la conservazione in scatola del tonno e la tonnara di Vendicari contò 40 dipendenti, tra cui due rais (il primo di Avola e il suo vice di Pachino).
Fu in quel contesto di rinascita dell\'attività delle tonnare che nel 1914 il nobiluomo avolese Antonin Modica Munafò di San Giovanni, già possessore della salina, ebbe la concessione della tonnara di Vendicari che venne ristrutturata con impianti nuovi sui resti di quella settecentesca.
Fu una tonnara di ritorno, di quelle, cioè, che, poste lungo le coste orientali e meridionali della Sicilia, catturavano i tonni dopo che questi, passata la stagione degli amori, andavano verso il mare aperto.
L\'edificio a terra della tonnara, nel quale si entrava per un ampio cancello di ferro, comprendeva, oltre ad un cortile, separato dalla torre sveva mediante un muro perimetrale, lo stabilimento per la lavorazione del tonno, il magazzino, le abitazioni dei tonnaroti.
Il rais alloggiava con la sua famiglia nell\'isoletta di Vendicari, dentro baracche di legno in prossimità dell\'abitazione dei proprietari, i quali avevano una casa in muratura per alloggiarvi durante i lavori della tonnara.
Annualmente si prendevano settecento, ottocento tonni con il procedimento tipico usato nelle tonnare siciliane e la fase conclusiva della mattanza. Nel 1943 la causa immediata che determinò la chiusura della tonnara di Vendicari fu la
La sua attivita\' cesso nel 1943 in seguito ai tragici eventi dello sbarco anglo-americano nella zona durante l’ultimo conflitto mondiale.

I primi impianti delle saline, costruite a supporto della tonnara per la conservazione del pesce, risalgono al XV secolo e, a tutt\'oggi, ne restano vestigia sul Pantano Grande.
Oggi, quelli che erano i ruderi diroccati dello stabilimento con i suoi cento metri circa di lunghezza, i pilastri che ne sorreggevano il tetto, e la ciminiera altissima che domina silenzio del luogo, nonché le ase dei pescatori, vengono restaurati e consolidati da un intervento della Soprintendenza di Siracusa.

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Vendicari La Riserva Naturale

L'OASI DI VENDICARI LaSicilia sud-orientale ospita un esteso sistema di zone umide, tra cui la riserva di Vendicari, che ha conservato la sua valenza ecologica, rappresentando un'area tra le più significative d'Italia nel suo genereIstituita dalla fine degli anni Ottanta, la Riserva Naturale Orientata Oasi faunistica di Vendìcari, è affidata in gestione all'Azienda Foreste della Regione Siciliana. Una rete di sentieri che, diramandosi per tutta la Riserva, consentono di osservare gli ambienti più significativi, eventualmente con l'aiuto di guide naturalistiche messe a disposizione gratuitamente dall'Ente gestore. La finalità istituzionale della Riserva è di consentire la sosta e la nidificazione della fauna, e la tutela della vegetazione, dove coesistono numerosi ambienti diversi che fanno di Vendìcari un vero e proprio laboratorio naturalistico: costa rocciosa, costa sabbiosa, macchia mediterranea, pantani (salmastri e d'acqua dolce), saline, garighe e aree coltivate. LA FLORA Vendicari, in quanto "zona umida costiera", è ricca di acque, tuttavia sminuite ecologicamente dal loro alto tasso di salinità. Pertanto vi possono sopravvivere solo piante e animali capaci di adattarsi a questa caratteristica. Un'altra difficoltà è rappresentata dal substrato roccioso o sabbioso su cui si insediano le piante: poiché tutta la fascia costiera di Vendìcari presenta un'alternanza di tratti rocciosi e tratti sabbiosi, la vegetazione è parimenti suddivisa tra: - associazioni di piante che amano la roccia(Finocchio di mare, la cicoria spinosa, il limonium, il timo, la palma nana, la mandragola, il giaggiolo bulboso, l'orchidea, il lentisco, l'oleastro, il mirto); - associazioni di piante che prediligono la sabbia (graminacee rizomatose che consolidano le dune, e poi la macchia di ginepro, il rosmarino, l'ephedra, la clematide.) In prossimità dei pantani si trovano vaste praterie di salicornia, l'iris, il giunco, il limonium serotinum, il loto edule ecc. All'interno della riserva esistono anche alcune piante esotiche come l'agave, l'acacia e l'eucalipto, introdotte dall'uomo per motivi agricoli o ornamentali, che andranno estirpate oppure lasciate in loco demandando alla natura il compito di auto-epurarsi nel tempo. LA FAUNA I pantani di Vendìcari sono luogo di sosta per gli uccelli acquatici migratori, oltre 200 specie che si alternano nell'anno. In autunno sono presenti grossi trampolieri come l'airone, la garzetta, la cicogna e il fenicottero. Nelle acque basse sono presenti ininterrottamente gruppi di piccoli trampolieri. Nel periodo invernale, innalzandosi il livello dell'acqua, arrivano più o meno numerosi le anatre, le folaghe, i germani, i gabbiani. La migrazione primaverile dall'Africa verso l'Europa è maggiormente condizionata dal livello dell'acqua e dalle condizioni atmosferiche, ed è comunque breve ed affrettata perché gli uccelli sono diretti alle aree di riproduzione. Fra i pochi uccelli che nidificano a Vendìcari si osserva il Cavaliere d'Italia, e numerosi diversi tipi di gabbiani tra cui il raro gabbiano corso. Sono anche ben rappresentate specie diverse di pesci, anfibi (tra cui il rospo verde), rettili (il biacco, detto anche Milord per l'elegante livrea nera, e il colubro leopardiano, il più bel serpente europeo) e mammiferi. Sono presenti piccole popolazioni di tartaruga palustre, mentre tra i mammiferi sono numerosi il coniglio selvatico e la volpe, come pure la donnola. Sono presenti anche specie notturne come il riccio e l'istrice, i pipistrelli. Il 92% delle specie animali è rappresentato dai numerosi invertebrati quali i crostacei, gli aracnidi, i miriapodi e insetti diversi ecc. Si possono ammirare la torre sveva e l’antica tonnara. Particolarmente bella è la spiaggia di Calamosche, raggiungibile con un'agevole passeggiata dal punto di ristoro: spiaggia ampia e profonda, e mare dalle infinite tonalità dal verde-acqua allo smeraldo al blu intenso. Sebbene l'area paludosa di Vendìcari fosse in passato malsana per effetto della malaria, tuttavia è sempre stata abitata e conserva quindi tracce di insediamenti fin dalla preistoria in poi, come dimostrano le grotte di Calafarina e Corruggi, a Pachino. In epoca basso-medioevale - dopo che Noto ebbe ottenuto il diritto di esportare grano - Vendìcari divenne un porto importante con il suo caricatore. La torre, fatta edificare da Federico II di Svevia nel XIII secolo, servì da difesa del caricatore e fu fortificata e armata nel corso del 1500 da Giovanni De Vega. E' una struttura massiccia a base quadrangolare e protesse la costa dalle incursioni saracene, rimanendo attiva sino alla fine del Settecento anche per effetto dell'adiacente tonnara, dominata dall'alta ciminiera, operante sino al 1944 e, durante il 2005, in corso di restauro. I testi sono tratti dall'opuscolo realizzato dall' Azienda Regionale Foreste Demaniali - Ufficio Provinciale di Siracusa - con la collaborazione dell'Ente Fauna Siciliana e della LIPU, che curano anche il servizio guide naturalistiche della Riserva per incarico dello stesso Ispettorato Forestale.

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Marzamemi La piazza



Marzamemi situato attorno ad un’antica Tonnara fu un borgo di pescatori. Attualmente si presenta come un piccolo villaggio turistico noto sia per le sue distese spiagge sabbiose sia per la possibilità di trovare il pesce fresco che arriva grazie ai due porti naturali della Balata e della Fossa. Il centro di Marzamemi è la piazza Regina Elena sulla quale si ergono la vecchia Chiesa ormai in disuso e la nuova chiesa “San Francesco di Paola”,insieme al Palazzo del principe di Villadorata. Marzamemi offre all’occhio del turista uno spettacolo eccezionale fornito dallo specchio d’acqua del porticciolo da dove sorge l’isolotto Brancati,la Tonnara e la Balata...

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La Chiesa Madre di Pachino


Chiesa Madre SS. Crocifisso: edificata nel 1790 dal marchese Vincenzo Starrabba per la comunità cristiana, si presenta con una semplice struttura comprendente una sola navata con una cappella a destra dell’abside; vi si conservano i resti di Gaetano e Vincenzo Starrabba. La storia dell'attuale Pachino ha inizio quando, nel 1734, gli Starrabba di Piazza Armerina, proprietari dei feudi Scibini e Bimmisca e, come tali, aventi il titolo baronale oltre a quello di principi di Giardinelli, decisero di risiedere sul territorio per meglio curare i loro interessi ed al fine di acquisire altresì il titolo di conte. A tal fine, i fratelli Gaetano e Vincenzo Starrabba chiesero, nel 1758, a Carlo III di Borbone e, successivamente, nel 1760, a Ferdinando I delle Due Sicilie l'autorizzazione a fondare una città (licentia populandi), decreto che fu emesso a Napoli, in data 21 luglio 1760, e che fu reso esecutivo in data 1° dicembre 1760.

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Pachino La Piazza


La grande piazza é il salotto di Pachino. Perfettamente quadrata, è posta nel punto più alto del paese e raccoglie tutte le 12 strade che provengono dalla periferia, tre per lato. E\' caratterizzata da due file per lato di ficus benjamin, sempreverdi, e dalla imponenza della Chiesa Madre, del SS Crocifisso, la chiesa più vecchia di Pachino nasce nei primi anni della seconda metà del 1700 per volere di un principe locale, Gaetano Starrabba principe di Giardinelli - con decreto di Ferdinando I° Re delle due Sicilie il 21 luglio 1760 - che volle fondare questo paese a sud della ricca cittadina di Noto. Per abitarla, prese un manipolo di villici locali, pochi nobili, e un altromanipolo di abitanti di Malta desiderosi di venire ad abitare nella nuova terra. E infatti ancora oggi, il paese è ricco di cognomi tipicamente maltesi. Lo stemma araldico, consiste in Una torre sul mappamondo e il porcellino per indicare la fertilità della terra.

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